Turisanda
In vacanza negli Stati Uniti del selvaggio West
03.09.2021

Le strade americane che attraversano il deserto tra paesaggi lunari, e un incredibile cielo senza nuvole, regalano emozioni uniche.

In vacanza negli Stati Uniti del selvaggio West

Lasciata Las Vegas, assieme alla sua sfrenata vita notturna, la nostra vacanza negli Stati Uniti prosegue verso sud est lungo la statale 147, per arrivare, dopo circa 50 km di deserto e roccia, al più grande lago artificiale presente sul territorio americano: Lake Mead. Abbiamo scelto di visitare queste zone aride e selvagge per tre motivi: la curiosità di vedere un immenso "luogo di ristoro" in un contesto completamente desertico, la presenza di una meraviglia dell’ingegneria civile, ovvero la mastodontica Hoover Dam (diga di Hoover), e la possibilità di visitare, poco distante, la scenografica Valley of Fire.

Oasi artificiale nel deserto

Lake Mead regala ai suoi visitatori un paesaggio irreale: il lago artificiale è il risultato dello sbarramento del Colorado River, e si estende per oltre 170 km a nord della Hoover Dam, con una capacità impressionante di 35 miliardi di metri cubi d’acqua. Arrivandoci abbiamo avuto la tipica sensazione del miraggio nel deserto, ma non c’è niente di più vero di questo immenso bacino, grazie al quale Las Vegas ha potuto crescere e svilupparsi diventando la metropoli che è oggi. Lake Mead è anche una grande riserva protetta, con il suo milione e mezzo di acri, e dal 1964 una National Recreation Area. Centinaia di persone vengono qui a pescare e a fare il bagno, ma anche per andare in barca, kayak, canoa, fare escursioni in battello o campeggiare nelle numerose aree adibite. Il "must" della nostra vacanza negli Stati Uniti, qui nel Nevada, sono stati crema solare, borraccia e cappellino sempre in testa, perché il sole picchia veramente forte e il caldo secco impone di bere costantemente acqua. Percorrendo l’highway 166 abbiamo costeggiato buona parte del ramo ovest del lago, arrivando direttamente ai due porti attrezzati, Las Vegas Boat Harbor e Lake Mead Marina, con bar, ristorantini e una lunga passeggiata sul molo di legno.

La dove si ferma il fiume

Ci spostiamo verso Hoover Dam, una delle dighe più grandi mai costruite dall’uomo, e trovandosela davanti non si stenta certo a crederlo. L’incredibile muro ad arco in calcestruzzo si staglia sul bordo del Black Canyon, lungo il fiume Colorado: l’abbiamo esplorato sia da soli, passeggiandoci sopra avanti e indietro, che assieme a una guida, che ci ha illustrato il funzionamento dell’impianto idroelettrico. Dall’alto di questa immensa diga ci si sente davvero degli esserini minuscoli, e fa strano pensare che l’uomo sia in grado di costruire simili opere. Nel piccolo museo per i visitatori allestito all’ingresso, abbiamo scoperto che la Hoover Dam prende il nome dal trentunesimo presidente degli Stati Uniti, Henry Hoover, e che dal 1935 (anno in cui fu costruita) a oggi il numero delle persone che usufruiscono delle sue acque per uso industriale, civile e domestico è salito oltre i 14 milioni di unità.

Valle di roccia e fuoco

Dopo Las Vegas, Lake Mead e Hoover Dam, la nostra vacanza negli Stati Uniti, qui nel Nevada, continua nella Valley of Fire. L’abbiamo raggiunta percorrendo un tratto della Route Fifteen fino alla statale 169. Quest’area, la prima nel Nevada a essere proclamata zona protetta, oggi è un parco naturale statale in cui vivono diverse specie di animali rari, tra i quali la tartaruga del deserto. È un luogo selvaggio in cui i forti venti, battendo contro le massicce concrezioni di arenaria rossa, hanno scolpito le rocce creando forme insolite. Nella Valley piove pochissimo e il paesaggio brullo, quasi privo di vegetazione, sembra davvero quello di un film western, con i cespugli di sterpaglie secche che, spinti dal vento, rotolano solitari per miglia e miglia. Ci siamo diretti nel cuore del parco, verso il centro visite, dove si possono trovare tutte le informazioni necessarie sull’area naturale, oltre a un piccolo museo permanente sui primi insediamenti umani, risalenti più o meno alla fine dell’era glaciale. Noi abbiamo fatto due escursioni, durante le quali si riescono a scattare bellissime fotografie: la prima è al Mouse’s Tank, un crepaccio lungo un miglio in cui si possono vedere molte incisioni sulla roccia con soggetti di vario genere: da scene di caccia, a riti propiziatori e scene agresti. La seconda è nella cosiddetta Rainbow Area, in cui le rocce sono caratterizzate da colori vivi che vanno dal rosso acceso al viola, dal giallo al rosa all’arancio, grazie ai diversi minerali contenuti in esse. Un luogo incredibile, quasi un set cinematografico dove, in effetti (come abbiamo scoperto in seguito) hanno girato dei film, in particolare alcune scene del primo Guerre Stellari. Grand Canyon, stiamo arrivando!

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