Turisanda
Vacanza ad Aruba: la riserva di Arikok
10.09.2021

Una vacanza ad Aruba oltre che per le spiagge fantastiche, il mare di cristallo, il sorriso e l'ospitalità della gente, è unica per le bellezze naturali che offre ai suoi visitatori. Una tappa da non perdere è il Parco Nazionale di Arikok, dove siamo stati ben felici di trascorrere qualche giorno, esplorando l'area protetta in lungo e in largo.

Tanti sentieri da percorrere

Con i suoi 20 km quadrati Arikok occupa circa il 20% della piccola isola caraibica ed è un luogo particolarmente adatto agli amanti del trekking grazie ai tanti sentieri aperti che si snodano per oltre 30 km. Paesaggi splendidi e colori nitidi che passano dall'azzurro intenso del Mar dei Caraibi al verde delle colline su cui crescono grossi cactus. Altopiani calcarei, dune di fine sabbia bianca che degradano fino al mare e una bellezza selvaggia quasi in contrasto con la cura e l'ordine geometrico delle città dell'isola, sono solo alcune delle particolarità di questa riserva naturale. Un mezzo molto utilizzato per esplorare il parco è l'autobus ma è possibile anche noleggiare un fuoristrada: noi abbiamo scelto la mountain bike, per colorare la nostra vacanza ad Aruba di un verde ancora più intenso e immergerci completamente nella natura incontaminata.

La storia di Aruba parte da qui

Arikok è diventata un'area protetta nel 1997 e oggi il parco è regolato da un ente che organizza le visite, gestisce le strutture ricettive e sta progettando la costruzione di un centro visite per rendere ancor più fruibili ai turisti i tesori naturali e culturali di Aruba. Come ci hanno spiegato i ranger, l'area protetta di Arikok offre un vero e proprio spaccato della storia dell'isola: ce ne siamo subito resi conto quando il sentiero ciclabile che stavamo percorrendo si è improvvisamente aperto sul primo dei siti rupestri aperti ai visitatori. Siamo sulla sommità della seconda collina più alta di Aruba, a 185 metri sul livello del mare e, lasciate le bici, ci incamminiamo sull'antica strada di mattoni che conduce ai resti delle cas di torto: piccole abitazioni dal tetto circolare ricoperte di fango e paglia, in cui vivevano gli indigeni Arawak: le storie che riguardano questa popolazione si riveleranno una costante della nostra vacanza ad Aruba. Poco lontano grossi blocchi di tonalite rivelano incisioni rupestri: proseguendo nell'escursione ne potremo apprezzare molte altre.

Animali rari e piante esotiche

Continuiamo su un sentiero che si inoltra in una magnifica vegetazione. All'inizio dell'escursione i guardia parco ci avevano spiegato che ad Arikok crescono oltre 40 specie di albero aborigeno, anche molto rare, e che questa varietà costituisce un ecosistema ideale per alcuni uccelli tropicali. Tra questi riusciamo ad avvistare il parrocchetto pirikichi, che si riconosce facilmente per il suo particolare verso squillante e cadenzato. Meno facili da fotografare, sono la civetta shoco e il minuscolo colibrì blenchi: la prima è un animale notturno molto schivo mentre il secondo vive tra la vegetazione più rigogliosa e intricata, vicino a piante dai fiori grossi e carnosi, di cui si ciba. Proseguiamo fino a raggiungere l'unica sorgente di acqua dolce dell'isola, tutto attorno cactus, succose piante di aloe e palme da cocco. È la piantagione Fontein: una fotografia perfetta del tipo di agricoltura che si può osservare durante unavacanza ad Aruba. Nelle vicinanze troviamo un piccolo centro di ristoro che accoglie i visitatori per una sosta prima della visita al sito rupestre più importante del parco: la caverna Fontein. Con una guida ci addentriamo nella profonda apertura di roccia calcarea in cui si riparavano gli indigeni durante le battute di caccia. Sulle volte della grotta splendide incisioni rupestri testimoniano l'antica presenza della tribù Arawak.

Saliamo sul tetto di Aruba

L'ultimo sentiero che affrontiamo, e che vi consigliamo per la straordinaria bellezza del paesaggio, è quello di Miralamar. Siamo esattamente al centro del parco, sul dorso della Jamanota, la collina più alta di Aruba con i suoi 190 metri. La strada si snoda attraverso tratti di vegetazione esotica intervallati da affioramenti di roccia, zone aride e brulle. Salendo passiamo affianco alle rovine di una miniera d'oro costruita dai coloni spagnoli, fino ad arrivare sulla sommità di Jamanota. Lo splendido scorcio che ci si apre davanti agli occhi vale da solo la nostra vacanza ad Aruba: riusciamo a vedere l'intera isola, distinguendo nitidamente i diversi tratti di costa. Dal tetto di Aruba cogliamo la bellezza di questo angolo di paradiso di origine vulcanica emerso dal Mar dei Caraibi, con le sue baie, le piccole e ordinate città che punteggiano il territorio e tutto intorno l'azzurro che abbraccia ogni cosa.

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